• attività ricreative

Laboratorio di cucina

Sporchiamoci le mani

Laboratorio di cucina bambini 3-6 anni. Toccare, impastare, schiacciare per dare forma alla fantasia, creando tanti cibi dolci e salati da mangiare!

 

I bambini sono affascinati da quello che avviene in cucina, gli utensili
fin dalla prima infanzia attirano la loro attenzione, i colori i sapori e gli odori stimolano i loro sensi. Attraverso i laboratori di cucina, i bambini incontrano gli alimenti e i loro cicli naturali, osservano i fenomeni della lievitazione, imparano a dosare e a mescolare servendosi degli utensili ma anche delle loro mani.

 

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Progetto Educativo

Lavoretti con bambini

Al centro del progetto educativo è il bambino in continua relazione. Bambini che nella relazione e nello scambio con gli adulti e gli altri coetanei, incontrano il mondo, si stupiscono, si fanno domande, esplorano, cercano, formulano delle ipotesi per comunicare e spiegare ciò che accade, le loro idee e i sentimenti.

Si tratta di riconoscere al bambino competenze e abilità; egli è desideroso di conoscere, è naturalmente proteso al nuovo e al bello con curiosità e stupore. Ogni bambino deve accrescere le sue competenze dal punto di vista relazionale, cognitivo, emozionale, motorio, sociale, linguistico e dell’autonomia; deve diventare grande in tutto, in ogni suo aspetto, senza lasciare nulla “piccolo”. Per questo sono necessari adulti che privilegino il fatto che l’altro venga fuori per quello che è, unico e irripetibile. Bisogna guardare per vedere e far emergere quello che già c’è in ciascuno. Che atto creativo è educare!

 

I bambini ci guardano; osservano e imparano come la mamma si relaziona al papà, come le educatrici si relazionano tra loro, ascoltano le telefonate e ci imitano, assorbono la concezione della vita che si svolge intorno a loro, imparano la generosità se gli adulti sono generosi, imparano l’amicizia se vedono persone amiche, imparano a mangiare tutto se io non butto via il cibo…. Quello che fa crescere è la normalità della vita, il quotidiano fatto essenzialmente del rapporto con l’adulto.

 

All’Officina ci sono bambini e adulti che cercano il piacere di giocare, lavorare, parlare, pensare, inventare insieme. Adulti curiosi e in ascolto dei modi di conoscere dei bambini. Educare, prendersi cura dei bambini, stare con loro, diventa un condividere l’istante sostenendo le gioie e le fatiche, accompagnando l’attesa di quello che sta per accadere. Così è preso per mano e continua il suo viaggio.

 

Al centro del progetto educativo è il bambino in continua relazione per noi significa un ascolto costante dei suoi bisogni, emotivi e di crescita nel corso dell’anno e che la dimensione della cura è il terreno su cui si reggono le intenzioni educative. Non c’è proposta adeguata o valida se come prima cosa il bambino e la sua famiglia non si sentono accolti, a proprio agio nelle situazioni che vive quotidianamente: a partire dal suo star bene, il bambino troverà il suo personale modo di approcciarsi alle esperienze che il nido offre.

Il quotidiano viene quindi “progettato” a partire dai bambini; questo vuole dire dare ascolto agli interessi che dimostrano ed essere disponibili ad assecondarli, organizzando spazio, materiali e tempi in modo da aderire alle loro sollecitazioni.

 

Il gioco senso-motorio all’asilo nido

"A ben osservarlo nella sua spontaneità il bambino usa il movimento e il corpo in modo gratuito, alla prevalente ricerca del piacere di essere, di sentirsi, di fare, di conoscere, di scoprire. E c'è sempre un elemento espressivo iniziale, una richiesta ai grandi: "Maestra, guardami..." non organizzare il mio movimento, dire cosa devo fare ma guardami; che nel tuo sguardo compartecipe della mia emozione possa leggere quanto il mio corpo è bello forte, capace.. QUANTO IO SONO. Dimmi che l'emozione che provo in questa corsa, salto.. è vera, positiva, valida... è Mia."

 

tratto da "Maestra, guardami..." di G.Nicolodi

Perchè la psicomotricità al nido? Perchè "maestra guardami"?

Nei primi anni di vita nel bambino è il corpo l'organizzatore di tutte le esperienze, il bambino impara se può ancorare il concetto all'esperienza corporea.

Il concetto fondamentale della psicomotricità è che tutte le esperienze passano attraverso il corpo e si incentra non sul bambino ma sul rimando che l'adulto dà, dobbiamo far ritornare al bambino quell'emozione che ha lasciato in noi. È lo sguardo dell'adulto, è il nostro volto che sostiene, abbraccia ed incoraggia che da un valore a quel salto, a quella corsa. L'educatrice ha la funzione di uno specchio e lo specchio serve dove serve un senso.

 

È un'occasione di legame speciale tra adulto e bambino, spesso è in questa attività che si riesce ad arrivare anche a quei bambini che fanno più fatica, che sembra che ci sfuggano, dove sentiamo l'esigenza di creare una corsia preferenziale per entrare in rapporto con loro.

La psicomotricità al nido è un'attività che viene svolta una volta alla settimana con bambini dai 24 mesi in poi, vengono suddivisi in gruppi di 6/7 bambini e ogni sessione dura circa 45 minuti. Ogni sessione comprende una fase di raccoglimento e poi di defaticamento con il didò oppure con i legnetti colorati.

 

Ci sono bambini che per diverse sessioni ripetono sempre lo stesso salto e sempre nello stesso punto della sala, perchè è certo che facendolo in quel punto c'è un bel materasso che attenua le sue cadute e che quando cade alzando gli occhi la prima persona che vede è l'educatrice che lo incoraggia; così il suo salto sarà sempre più sicuro e successivamente avrà gli strumenti per saltare da un materasso ancora più alto.

Userà anche la voce per chiamare l'educatrice, così che l'adulto possa dare e condividere un senso a quel salto.

Per noi la psicomotricità non ha uno scopo terapeutico ma è stata pensata perchè ogni bambino sia protagonista e possa liberamente sperimentare le sue capacità entrando così spontaneamente in relazione con il proprio corpo e con ciò che lo circonda.

 

Così le corde diventano serpenti, lance dei pompieri per spegnere il fuoco, guinzagli per portare in giro il cagnolino, cinture, corde da infilare ed appendere a dei ganci e gli scatoloni diventano carrelli da trascinare con le corde ma anche senza corde, macchinine da spingere con dentro un amico, muri altissimi , cancelli per chiudere fuori il lupo, casette…. Il gioco è lo strumento attraverso il quale il bambino si mette in condizione di rivelare la sua storia, con i propri desideri e le proprie emozioni per imparare a conoscere sé stesso.

di Silvia Coffanetti (educatrice dell’Officina dei Bambini)

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